Meridian MQA: suonare meglio del CD con meno dati

La questione dell’alta risoluzione audio e dei nuovi formati di distribuzione è sempre rovente: da un lato c’è il pressoché totale riconoscimento del fatto che la qualità del CD non è sufficiente a garantire le massime prestazioni audio discernibili dall’orecchio umano, mentre dall’altra c’è l’industria musicale di massa (da iTunes a Spotify, passando per YouTube) che ancora nel 2014 continua a rifilarci audio con compressioni lossy, ovvero che buttano via una significativa parte della musica contenuta nel master originale perché tanto “non la sentireste comunque”.

Ovviamente non è così, basta un minimo di attenzione e di educazione all’ascolto per sentire il grande progresso che si ottiene passando da MP3 o AAC, a formato CD, a formati a risoluzione maggiore. Solo che l’industria dei grandi numeri non ha nessuna voglia di sprecare banda di download o di streaming per dare ai ragazzini Lady GaGa in alta risoluzione, se questi poi la comprano lo stesso anche compressa.

La potenziale quadratura del cerchio arriva ora da Meridian, azienda audio britannica attiva dal 1977 e che tra i suoi fondatori annovera quel Bob Stuart che ha progettato il formato di compressione lossless (cioè senza perdita di qualità) che sta alla base del Dolby TrueHD. L’8 dicembre Meridian ha presentato a una platea di esperti il suo nuovo Meridian Quality Audio, in sigla MQA. Si tratta di un algoritmo di codifica e compressione che si ripropone di fornire una qualità audio superiore a quella del CD ma con file di ingombro minore.

Va chiarito subito che MQA non è destinato a un nuovo formato fisico, ma piuttosto a dare nuova linfa e qualità sonora ai formati esistenti: il colpo di genio di Stuart consiste infatti nel poter incapsulare un file codificato MQA in un formato Wave, FLAC o ALAC, ovvero un formato leggibile dai dispositivi già esistenti. A questo punto si possono presentare due scenari: nel primo accade che, se il dispositivo è abilitato alla decodifica MQA (tramite un programma nel caso di un PC, un’app nel caso di un dispositivo Android o iOS, o di un hardware apposito nel caso di un convertitore D/A), l’utente potrà sentire la musica in alta risoluzione. Nel secondo scenario, quello di riproduzione tramite un dispositivo non compatibile, l’utente ascolterà comunque musica in qualità CD.

È questa una tipica incarnazione del concetto di retrocompatibilità, tanto caro ai produttori di informatica in quanto consente a un programma di girare, magari con qualche limitazione, anche su macchine vecchie e garantirne così ampia diffusione.

Venendo alla logica operativa di MQA, il progettista afferma di aver dedicato più risoluzione ai dati di collocamento temporale dell’evento audio che alle sue componenti frequenziali, in quanto l’orecchio umano sarebbe sensibile ai primi da 2 a 13 volte in più rispetto alle seconde. La banda occupata da un file MQA è approssimativamente di 1 Mbps, mentre per confronto quella del CD è di 1,441 Mbps e quella di un file 24 bit/96 kHz è di circa 4,8 Mbps.

A questo punto è ipotizzabile un futuro in cui, nel caso il formato MQA prenda piede, si sviluppino media player gratuiti per Mac e Windows capaci di decodificare tale formato, nonché plug-in per i player già esistenti con la medesima possibilità. Analogamente, si possono attendere app per Android e iOS che decodifichino MQA senza altri costi, o con un prezzo di acquisto di pochissimi Euro. Infine, sul fronte dell’hardware i prossimi convertitori D/A con ingresso USB potrebbero già dai primi mesi del 2015 integrare tale decodifica. Meridian ovviamente è già pronta e propone il suo Explorer 2: si tratta di una specie di stick con porta mini-USB da un lato e uscite dedicate per linea e cuffia dall’altro. Il prezzo sarà di poche centinaia di Euro (http://www.avmagazine.it/news/stereo-3d/meridian-explorer-2-mini-dac-usb-mqa_9795.html)

[fonte: Suoni e Strumenti]
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